Ottenere credito oggi non dipende più soltanto dai dati economico-finanziari. Sempre più spesso, le banche valutano anche il profilo di sostenibilità dell’impresa, integrando i fattori ESG nei processi di concessione del credito. In questo contesto si inserisce il documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze “Il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche” (dicembre 2024, con aggiornamento dicembre 2025), che introduce un modello standardizzato e volontario volto a semplificare lo scambio di informazioni tra imprese e istituti finanziari. L’obiettivo è duplice: da un lato ridurre la frammentazione delle richieste informative, dall’altro consentire alle PMI di strutturarsi gradualmente senza essere gravate da oneri eccessivi.
Il documento si colloca in un quadro normativo europeo in forte evoluzione, in cui la sostenibilità è diventata un elemento centrale nella gestione dei rischi finanziari. Le banche, infatti, sono chiamate a valutare anche i rischi ESG delle imprese finanziate, con un impatto diretto sulle condizioni di accesso al credito. Ne deriva che, pur in assenza di obblighi generalizzati di rendicontazione, anche le PMI devono essere in grado di fornire informazioni coerenti e affidabili sul proprio posizionamento ESG, pena una crescente difficoltà nel dialogo con il sistema bancario.
Il cambiamento più significativo introdotto dal modello MEF riguarda proprio l’approccio richiesto alle imprese: la sostenibilità viene tradotta in indicatori concreti e misurabili, direttamente collegati alla valutazione del rischio. Tra questi assumono particolare rilevanza il livello di efficienza energetica degli immobili, il consumo energetico distinto tra fonti rinnovabili e non, le emissioni dirette e indirette di gas serra, nonché gli investimenti destinati alla mitigazione dei rischi climatici. A ciò si aggiunge il riferimento alla Tassonomia UE, che consente di valutare in quale misura le attività dell’impresa siano allineate agli obiettivi ambientali europei, anche attraverso indicatori come la quota di fatturato e di investimenti sostenibili.
Accanto alla dimensione ambientale, il documento attribuisce un ruolo altrettanto rilevante agli aspetti sociali e di governance. Vengono infatti richieste informazioni relative alla gestione della forza lavoro (sicurezza, formazione, inclusione, divario retributivo), al rispetto dei diritti dei lavoratori e all’eventuale presenza di violazioni o contenziosi. Sul piano della governance, assumono rilievo l’adozione di strumenti quali codici etici, modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001, sistemi di controllo interno e procedure anticorruzione. In questa prospettiva, la sostenibilità non è più limitata alla dimensione ambientale, ma diventa un indicatore complessivo di solidità e affidabilità dell’impresa.
Un elemento particolarmente importante è rappresentato dal principio di proporzionalità, che consente alle PMI di adattare il livello di dettaglio delle informazioni in funzione della propria struttura e delle richieste dell’istituto finanziario. Il modello distingue infatti tra informazioni essenziali, necessarie per garantire un dialogo efficace, e informazioni di approfondimento, richieste solo in presenza di specifiche esigenze. Questo approccio permette di evitare un aggravio eccessivo degli oneri amministrativi, rendendo il sistema accessibile anche alle realtà di dimensioni minori.
In termini operativi, alle PMI è richiesto un primo passo di organizzazione interna. Diventa necessario monitorare i consumi energetici e le emissioni, disporre della documentazione energetica degli immobili, raccogliere dati essenziali sulla forza lavoro e strutturare presidi minimi di governance. Non si tratta di implementare sistemi complessi, ma di rendere coerenti e facilmente accessibili informazioni spesso già disponibili in azienda. Questo consente di rispondere in modo tempestivo alle richieste delle banche e di migliorare la qualità del dialogo finanziario.
In definitiva, il documento del MEF non introduce un obbligo formale, ma anticipa una trasformazione già in atto: l’accesso al credito è sempre più legato alla capacità dell’impresa di dimostrare, anche progressivamente, il proprio posizionamento ESG. Le PMI che sapranno cogliere questa evoluzione potranno non solo facilitare il rapporto con il sistema bancario, ma anche rafforzare la propria competitività in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità.
R.Calzari – Consultant BignamiAssociati
Riferimenti normativi e di contesto
- Regolamento (UE) 2020/852 (Tassonomia UE)
- Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive)
- Regolamento (UE) n. 575/2013 (CRR) e successive modifiche (CRR II/III)
- Linee guida EBA sui rischi ESG (EBA/GL/2020/06 e aggiornamenti)
- Standard VSME (EFRAG – Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs)
- D.Lgs. 231/2001
- Legge di Bilancio 2024 (integrazione dei profili ESG nella valutazione del credito)
- MEF, “Il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche”. 2024. https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/dipartimento/consultazioni_pubbliche/Dialogo-di-sostenibilita-tra-PMI-e-Banche.pdf



