Business Judgment Rule e assetti organizzativi adeguati

L’attività degli amministratori, come è noto, è caratterizzata da discrezionalità sulla base della Business Judgment Rule.

La Business Judgment Rule trova la sua applicazione quando gli amministratori hanno assolto agli obblighi di protocollo strutturale e informativo imposti dalla riforma societaria, mediante la predisposizione di assetti strutturali adeguati alla natura e alla dimensione dell’impresa e agiscono in modo informato come previsto dal Codice civile (art. 2381)

Il principio della Business Judgement Rule corrisponde al principio di insindacabilità della gestione da parte degli amministratori, secondo cui le decisioni gestorie appannaggio, per legge, degli amministratori non possono essere contestate né dai soci, né dai creditori sociali e neppure dagli organi giurisdizionali.

In sostanza, l’amministratore di una società non può esser chiamato a rispondere per aver preso decisioni imprenditoriali, anche nel caso in cui queste si siano poi rivelate inopportune dal punto di vista economico, poiché non possono costituire fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società.

Sull’argomento si è soffermato il Tribunale di Roma. In un recente provvedimento ha chiarito come il principio della Business Judgement Rule sia applicabile anche alle scelte organizzative che ricadono sugli amministratori in virtù di quanto previsto dal Codice civile (art. 2381 C.C. commi 3 e 5), applicabile non solo alle società per azioni, ma anche alle società a responsabilità limitata, a condizione che esista un sistema di gestione che implichi la nomina di un consiglio di amministrazione.

Tendenzialmente, anche sulla base degli indirizzi giurisprudenziali che si sono succeduti negli ultimi anni, la Business Judgement Rule è caratterizzata da tre regole fondamentali che investono la fase decisoria dell’azione di governo societario:

  1. l’amministratore deve sempre agire in modo informato e fare con cautela e diligenza ciò che è in suo potere, e a tal fine la società deve avere un adeguato assetto organizzativo;
  2. la decisione deve essere assunta nei limiti della legge e non in conflitto di interessi;
  3. la decisione deve essere ragionevole, cioè deve essere coerente con gli esiti della fase istruttoria.

Con l’introduzione della riforma della crisi delle imprese, chiaramente, la Business Judgement Rule assume maggior rilievo perché ora gli amministratori, come i sindaci, sono obbligati ad attivarsi e scegliere lo strumento più idoneo predisposto dall’ordinamento per superare la crisi. Tale regola, pertanto, rappresenta un parametro con cui valutare l’operato di amministratori e sindaci per fronteggiare una crisi di impresa.

Limiti della Business Judgement Rule

La Business Judgement Rule presenta due tipologie di limiti.

Il primo limite è costituito dalla possibilità di discutere la scelta di gestione, valutando il grado di diligenza mostrata dall’amministratore. Si tratta di una verifica sul percorso decisionale dell’amministratore, finalizzata ad accertare se siano state omesse le cautele, le verifiche e le informazioni preventive normalmente richieste per una scelta di quel tipo.

Il secondo limite è quello che permette di contestare la razionalità della scelta. Non basta infatti che l’amministratore abbia assunto le necessarie informazioni ed abbia eseguito tutte le verifiche del caso, essendo pur sempre necessario che le informazioni e le verifiche così assunte abbiano indotto l’amministratore ad una decisione razionalmente inerente ad esse.

Il Tribunale di Roma, dopo le opportune esaminazioni del significato e dei limiti del principio della Business Judgement Rule, si è interrogato sul fatto che tale regola, sviluppatasi con riferimento alle scelte imprenditoriali e di gestione da parte degli amministratori, possa trovare applicazione anche per le scelte organizzative con occhio di riguardo agli obblighi delineati dal Codice civile ed inerenti la cura e la valutazione sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile della società.

La funzione organizzativa rientra nel più vasto ambito della gestione sociale e deve inevitabilmente essere esercitata impiegando un ampio margine di libertà. Pertanto, le decisioni relative al raggiungimento della stessa vengono considerate decisioni strategiche, per cui deve trovare applicazione il principio della insindacabilità delle scelte.

Considerando quando previsto dal Codice civile in tema di responsabilità (ex art. 2392 C.C), agli amministratori non può essere imputato di avere compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, attenendo una simile valutazione alla discrezionalità imprenditoriale.

Come previsto dall’art. 2086 C.C. (modificato dal Nuovo Codice della Crisi d’impresa), l’imprenditore societario o collettivo ha l’obbligo di adottare un assetto organizzativo adeguato, anche ai fini della rilevazione tempestiva della crisi d’impresa e della perdita della continuità aziendale, e la conseguente attivazione, adozione e attuazione, senza indugio, degli strumenti previsti per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.

La norma, pertanto, esprime un nesso funzionale tra l’adeguatezza dell’assetto organizzativo e la rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale, nesso che porta a ritenere come la violazione di tale obbligo organizzativo non sia riconducibile alla mera inosservanza del criterio generale di diligenza, ma integri la violazione di un obbligo a contenuto specifico, come tale sottratto all’applicazione della Business Judgement Rule.

Secondo il Tribunale di Roma, la disposizione di un adeguato assetto organizzativo non costituisce oggetto di un obbligo a contenuto specifico, ma – contrariamente – di un obbligo non predeterminato nel suo contenuto. Ciò riporta al principio per cui, quando la responsabilità di una scelta ricade sugli amministratori di società, questa non si fonda sulla violazione di specifiche norme di legge o di clausole statutarie, ma sull’inosservanza del criterio generale di diligenza richiesta dalla natura.